September 12, 2008 at 12:22
· Filed under SEO/SEMS
Alcuni SEO in gita verso la sede di Google a Zurigo si sono imbucati per sbaglio nel tunnel di Ginevra dove alcuni dotti scienziati stanno cercando il bosone di Higgs, che lo stesso Higgs aveva perso qualche anno fa da un buco in mezzo ai pantaloni.
Purtroppo l’ammasso di protoni in corsa ha procurato una fusione genetica, per cui i SEO sono diventati una sola persona. I capelli sono i miei (alla gita si era imbucato anche il mio parrucchiere), il resto è ancora da identificare.
Chi indovina vince un link dal post, chi sbaglia dovrà dare un link dal blogroll, chi se ne sbatte i bosoni verrà colto da un big bang intestinale.
Purtroppo il filippino che avevo assunto per scrivere al posto mio mia ha dato buca, da qui il lungo intervallo. Oltre che in Spagna, dove mi sono imbevuto di cultura e di San Miguel, sono stato a Seoul, la città più Seo friendly del mondo, nella quale, a vent’anni esatti dalle Olimpiadi dell’88, si sono svolte le gare olimpiche per i Seo.
Ecco dunque i risultati dei portacolori italiani:
Lancio del blog: primo posto per l’oriundo Johnnie Maneiro con la stratosferica misura di 980km
3000 siepi: medaglia d’oro al Tagliaerbe, che ha anche potato la pista
Chilometro da fermo femminile: il Colore Rosso del semaforo facilita il trionfo di Miriam
Tuffi nell’anestesia: Totale di Nereo sbaraglia la concorrenza
Ginnastica, sbarra: FradeFra iridato grazie al suo YoYo con triplo salto mortale annesso
Ieri sera, verso le 3.30 mi sono risvegliato col trillo del telefono: era Giacomo, l’amico di Aldo e Giovanni che mi chiamava con la Wind per rimproverarmi di non avere ancora messo online l’articolo su Cuil. Siccome, nel bene e nel male, ne hanno già parlato tutti, vi darò qualche chicca in esclusiva.
Cuil è un motore di ricerca elaborato da tre ex dipendenti di Google: Russel Power era l’addetto al temperamatite, Anne Patterson si occupava del rosicchiamento delle penne. Dopo il taglio della cancelleria entrambi sono stati cancellati dalla lista dei Google workers: al posto della Patterson è stato assunto un criceto russo, in luogo di Russel Power è stato reclutato Austin Power che almeno fa più ridere. Louis Monier, il terzo della banda, era invece stato assegnato a Google Cappe, search engine dedicato ai caminetti, la cui griglia porgettuale è purtroppo andata presto in fumo. Oltre a questi tre, ci sono altri quattro moschettieri, tra i quali citiamo solo il povero Tom Costello, consorte di Anne Patterson, che lo ha costretto a sborsare 33 milioni di dollari più una pelliccia di visone per finanziare l’impresa.
Ma veniamo al motore: Cuil ha molti punti forza rispetto a Google. Innazitutto il numero delle pagine indicizzate: avendo meno filtri di uno storgione giamaicano, Cuil offre oltre 120 miliardi di pages, con risultati di ricerca presentati a random, almeno ognuno ha la possibilità di apparire una volta al primo posto. Il template è a due o tre colonne, senza pubblicità perchè nessuno ha ancora richiesto uno spazio. Usa Ajax perchè è di moda efornisce suggerimenti di ricerca incomprensibili, come quei compagni di scuola bastardi che bisbigliano la soluzione sbagliata del compito in classe e poi ridono se prendi quattro. Insomma, è un motore di ricerca anarchico: l’algoritmo è talmente ingovernabile che persino Obama sta pensando di spedirci le truppe che lasceranno l’Iraq.
Quanto al nome, Cuil doveva essere la sigla di un sindacato, Comitato Unico Ingegneri Licenziati, poi qualcuno ha sentito Cofferati che dall’alto della sua esperienza pregressa ha consigliato di lasciare perdere e di dedicarsi a qualcosa di più produttivo.
Non so se l’iniziativa avrà fortuna: per certe cose ci vuole bravura e un bel po’ di Cuil, comunque ne riparliamo tra qualche mese, se Giacomino mi ritelefona, speriamo usando Skype e verso mezzogiorno.
L’altroieri stavo andando a comprare il giornale nella sede del Sole24Ore a Milano e per sbaglio sono capitato allo IAB Seminar, che non sia chiama IAB Seminario perchè quasi nessuno giunge alla fine. A dare l’inizio allo show è stato il confettino atomico Layla Pavone che, rosa e decisa come sempre, ha definito internet come il più misurabile dei media: purtroppo solo il 28% delle aziende misura il lead mentre il 100% misura i giorni che mancano alle ferie di Agosto.
Data la mole di persone presenti sono stato deportato in una saletta la terale dove si udiva una voce che commentava certe slide dedicate ad Annie l’Apatica, frutto di ritagli di sussiadiari delle medie con tanto di sottolineature in rosso. Ritornato nella sala principale, sul palco ho visto salire un personaggione calvo che con voce roboante ha detto di essere il capo pilota dell’Audi del Web. Poco prima dell’ora di pranzo è toccato alla desperate housewife Giorgia di Msn spiegare che i cookie sono come macchie di sugo sulla camicia. Dopo questa parentesi culinaria, è toccato all’uomo venuto da Yahoo che ha chiarito il concetto di behavioural targeting, ossia come mai, in base ai comportamenti avuti in passato, vengano mostrati banner con donnine nude anche quando si cerca una pillola per la prostata.
A questo punto sono uscito a bere un caffè, ma il bar era riservato solo ai dipendenti, che per fare invidia ne ingurgiatavano a litri col risucchio. Nel frattempo Alessio Semoli aveva finito il suo intervento ed è stata la volta di Nereo Sciutto, che avrebbe voluto parlare delle prossime vacanze in Costarica e invece ha dovuto ripiegare sul tema del convegno. Gilles Cleef, di Nedstat, ha presentato un interessante tool per misurare audio e video: si è calcolato che l’ascolto di un brano della Tatangelo su Youtube dura meno di 9 secondi e mezzo, nemmeno il tempo di fare 100 metri di corsa. Meno di cinque secondi è stato invece il crono di chi si è tuffato per primo sulle tartine e sui pezzetti di grana offerti nel buffet.
Il pomeriggio i temi erano mail marketing e mobile. Per quanto concerne il primo intervento, di Maurizio Fionda, dal titolo “Misurare per competere”, è mancato il testimonial Rocco Siffredi e l’attenzione è un po’ scemata, soprattutto da parte del pubblico femminile. L’intervento di Fubini di Tomato ha invece spiegato perchè è meglio non rompere troppo le scatole a quelli che non aprono nemmeno la mail: purtroppo il vino bianco ha cominciato a fare effetto e non sono riuscito a sentire altro che gli appalusi che hanno preceduto i due interventi in inglese sul mobile, mezzo in crescita anche in Cina, dove i numeri del cellulare vengono composti con le bacchette. Il brillante intervento finale di Pattano di Dada ha riportato al clima vacanziero: all’uscita, a misura ormai colma, Nereo ha liberato i sogni del Sudamerica, Petro ha preso al volo un raggio di sole e ha cominciato ad abbronzarsi e io, una volta tornato a casa, mi sono accorto di non avere comprato nemmeno il giornale: pazienza, nel frigorifero conservo un Topolino degli anni Ottanta che non ho ancora finito di leggere, so che prima o poi torna sempre buono.
Gent.le Matt Kazz, vorrei un preventivo per il posizionamento del mio sito web.
- Per motivi di discrezione non posso rivelare il nome del dominio, ma dico solo che ha quattro lettere
- L’estensione del dominio è di due lettere, quindi non è né un .com, né un .net, né un .org
- Devo posizionarmi su Google con una sola keyword che è identica al nome del dominio, ha dunque quattro lettere, inizia per C e finisce per O ed ha 31.000.000 di concorrenti su Google.it
- Nel preventivo devono essere indicati i costi orari delle attività, con detrazione dei minuti di cazzeggio in cui si vanno a dare sbirciatine a Youporn, Megarotic o al blog del Tagliaerbe
- Se il posizionamento avviene per fattori dovuti alla fortuna e non all’abilità, l’importo del compenso sarà devoluto in beneficenza alle casse del SuperEnalotto
- Se il posizionamento non permane nei primi tre posti per i prossimi dieci anni dovrete pagare una penale corrispondente al 99,9% del compenso
- Il pagamento deve essere a 3650 giorni fine mese
Sono indeciso se girare la ruota o comprare una vocale.
La brand reputation va di gran moda. Monitorare quello che dice la gente del nostro marchio online è importante sia per migliorare i nostri servizi sia per poter andare ad un party e dire tra un Martini e uno scotch “Vedi quanto sono figo, su Ciao.it parlano bene di me!”. Spesso però non è così. La gente parla male del brand e, cosa molto peggiore, lo scotch è troppo annacquato.
Se invece state dall’altra parte della sponda, ossia siete astemi e volete parlare male di qualche importante brand di mercato, Google, nella sua immensa democraticità, ha deciso di introdurre un nuovo tag:
il tag <stronz>
Si tratta di un demarcatore che va ad enfatizzare i termini racchiusi in esso, conferendogli una connotazione negativa: ecco un esempio per i maturandi, che possono già adoperarlo nei loro blog.
Ho provato a inserire Crazy Egg sul blog ed ho avuto strani risultati. Visitando il sito si sente uno strano odore di olio fritto. Il mio html deve essere allergico all’albumina. Ecco lo screenshot.
Srotolando i papiri di mio nonno, ho scoperto le tracce di un breviario SEO, le cui ultime copie si pensavano bruciate nell’incendio della biblioteca di Alessandria insieme alla bibbia di Adsense. Eccone alcuni estratti: il primo è un inno propiaziatorio, il secondo una richiesta di perdono da spedire alla Santa Inquisizione in caso di bisogno.
Angiolino il mio carino
fa che io arrivi primo,
io ti prego immantinente
fai calare il concorrente,
coi poteri a te concessi
fai salir tutti gli accessi,
angiolin che tutto puoi
mentre dormo aumenta il ROI
O mio Google sempre acceso
non t’avessi mai offeso
o mio caro e buon motore
l’algoritmo tuo migliore
io non voglio offender più
nè più usar quel testo lato
per il quale mi hai bannato
Per finire, ecco un filmato in cui mio cugino Matt nega assolutamente di essere “The Google’s Moral Compass”: si sa, a lui piace sempre scherzare.
Ciao Matt, visto che non ho un euro in tasca, non è che mi consigli qualche trucco SEO per il mio sito?
Vuoi sapere come diavolo fanno alcune aziende ad essere prime su Google con centinaia di parole chiave differenti? Semplice: sfruttano alcune tecniche di posizionamento che poche persone conoscono.
Ecco dunque alcuni trucchi SEO che fino ad oggi solo mia mamma conosceva:
- Lacca per fissare l’header a margin:0px
- Fondotinta nero per il body, onde nascondere il testo
- Rossetto fucsia per fare risaltare gli H1
- Crema rassoddante per evitare che le sidebar finiscano troppo in basso
- Fard per rafforzare i contorni degli Adsense
- Smalto lucido per l’hover del link
- Pietra pomice per i calli del footer
- Dentifricio sbiancante per il box della newsletter
- Per i colori del font troppo chiari, puoi usare un abbronzante
Se il sito perde visitatori basta farsi crescere i capelli e indossare minigonna e tacchi a spillo: che tu sia lady o boy, c’è sempre qualche Ronaldo assetato di SEO.
P.S. Ti garantisco che, in vita mia, non ho mai rivelato una mole di informazioni e “trucchi del mestiere” cosi’ importante. Se dovessi equiparare il prezzo alla quantità e qualità dei contenuti che ho messo dentro dovrei superare abbondantemente i mille euro. Ma purtroppo siamo in Italia e non in America e qui, poche aziende sono disposte a investire piu’ di 1.000 euro per conoscere tutto questo. Invitami al cinema e paga tu i pop corn: siamo a posto così.