Cosa significa il logo zip di Google
Molti mi hanno chiesto il significato del log zip di Google: attraverso il nuovo Doodle a cerniera, Google vuole dimostrare al mondo uno degli ingredienti principali che decretano il successo lampo di un’impresa.

Molti mi hanno chiesto il significato del log zip di Google: attraverso il nuovo Doodle a cerniera, Google vuole dimostrare al mondo uno degli ingredienti principali che decretano il successo lampo di un’impresa.

Il team di Adwords è al lavoro ogni giorno per migliorare la qualità degli annunci e implementare nuove funzioni utili agli inserzionisti. L’ultima innovazione riguarda l’inserimento di una nuova rete tra quelle opzionabili nel pannello. Si tratta della rete di prostituzione, un’utile funzione che si affianca alla rete di ricerca e alla rete display.

Selezionando la rete di prostituzione e premendo il tasto condanna, sarà possibile inserire gli annunci riguardanti la compravendita di donne di elevata qualità.

Oppure pubblicare annunci che favoriscono l’adescamento di giovani ragazze dall’animo candido.

Si tratta insomma di un’occasione per i navigatori solitari, che non riescono ad avere una vita social su Facebook. Ma soprattutto di un’imperdibile opportunità di guadagno per i venditori, che possono esporre la loro merce ad un pubblico più vasto di quello che transita vicino al marciapiede.
Dopo avere saputo che la permanenza media su Google+ è di tre minuti al mese, abbiamo deciso di cambiare logo per dare un’impressione di maggiore vitalità. Grazie a questo slancio creativo prevediamo un aumento fino a tre minuti e cinque secondi entro il primo di novembre.

Le nuove leggi della privacy di Google hanno concesso al motore di capire ciò che desidero.
Così ieri avevo voglia di una pesca da mangiare, ma digitando su Google mi sono stati presentati risultati relativi alla pesca subacquea perchè in precedenza avevo visitato dei siti per le vacanze da passare al Mar Rosso.
Allora ho digitato per rabbia la parola vaffanculo e mi è comparso il video di Masini perchè il mese scorso guardavo spesso video musicali di Sanremo.
Quindi ho abbandonato il pc e sono andato in bagno.
Ho visto sul fondo della tazza una scritta colorata.
Era il logo di Google che si beava della sua privacy semplificata.
Ho aperto i pantaloni e ci ho orinato sopra.
Quando ho chiuso la tavoletta ho visto questo.

Allora ho capito che dovevo leggere i 5 sacri principi della privacy, che hanno il loro perno nella frase esemplificativa:
“se un utente digita [pere geologiche], deduciamo che probabilmente intendeva digitare [ere geologiche]“
A causa delle pere geologiche Google mi entra persino nel wc: sarà che avranno proprietà lassative, ma io volevo solo una pesca.

Tutti impazziscono per Pinterest, ma alcuni impazziscono più di altri.
Il Brutto

Il Cattivo

Dopo la presentazione di Volunia, in cui gli utenti di internet sono stati paragonati a pollastri e i social network a pollai, ho visto Marco Loguercio e Giorgio Taverniti interrogarsi su Twitter circa la presentazione con cui Massimo Marchiori ha conquistato Larry Page una quindicina di anni fa. Ho chiesto a Larry di girarmi almeno le slide. Mi ha rivelato che in realtà fu una folgorazione e che la slide era solo una.

Come vedete la metafora delle galline non è nuova, del resto con questo gelo qualsiasi gallina padovana fa buon brodo.
P.S. Volunia, non è un motore di ricerca: non volendosi fregiare di tale titolo è giustamente rimasto senza.

Dopo la nota vicenda dei post sponsorizzati per Chrome, Google ha deciso di autopunirsi martellandosi d’immenso. Tanto c’è sempre un marone di riserva, anche due.
L’associazione Kazzaref si dice impossibilitata a partecipare alle complesse regole metodologiche della cugina perfettina, Fondazione <ahref, che ha avuto l’accuratezza di scopiazzare dichiaratamente i suoi principi da qualche bigino universitario. Propone dunque quattro regole alternative che possono comunque essere calpestate da chiunque, in nome della massima libertà ed autocoscienza.
Trascuratezza (vs accuratezza)
La trascuratezza viene prima di tutto, anche dell’accuratezza: non è che uno nasce pettinato. Fa parte della trascuratezza attribuire impropriamente frasi, dati, identità, fatti e cornetti alla crema.
Del resto, una storia vera condita di errori ha un gusto incredibile.
Parzialità (vs imparzialità)
Bisogna sempre parteggiare per qualcuno, soprattutto per se stessi. Ogni storia va raccontata nel modo più soggettivo possibile: l’opinione fatta di bianchi e neri è molto meglio del grigio incolore.
Essere partigiani rende la storia più nitida possibile e dà il diritto di cantare in pubblico “Bella ciao”.
Dipendenza (vs indipendenza)
La regola è scrivere sempre e comunque, come se fosse una droga. In maniera veritiera oppure falsa, bastarda e bugiarda. La parola è una gran dominatrice e si disinteressa anche di possibili conflitti di interesse, soprattutto se si veste in cuoio nero e tacchi a spillo.
Irregolarità (vs legalità)
Essere irrispettosi del limite e delle norme consuete. Andare oltre la banalità delle solite fonti.
Avere sempre rispetto dei minori a cominciare a sputtanarli solo quando hanno compiuto il diciottesimo anno di età.
Tutto sul mio Madri è un film scritto e diretto da Enrico M.
Quello che emerge dal film è lo spessore umano dei personaggi principali, che infatti sono tutti uomini, tranne la voce narrante dell’affascinante Elena Farinelli.
Uscito nelle sale di Milano il 28 ottobre 2011, il film ha avuto per protagonisti vari attori di calibro quali:
Piersante Paneghel – nella parte di uno strenuo difensore della privacy, nonché arcigno difensore della SEO, nonché strenuo ammiratore del rude difensore Romeo Benetti
Enrico Altavilla – nel ruolo di un attento osservatore delle problematiche di indicizzazione, nonché esperto di meccanismi del file robots, nonché attento a non sgarrare per non prendere calci stile Benetti dal socio Piersante
Luca Bove – nella veste di un romantico vagabondo senza bussola salvato dalle Google Maps
Gianpaolo Lorusso – recita il personaggio di un’amante disperato che fa dell’usabilità made in USA la sua unica musa
Filippo Toso – nel ruolo di un brillante showman che con il suo jet personale fa test di atterraggio su una landing page
Moreno Bonechi – veste i panni di un leggendario eroe che prende a pugni una Facebook da schiaffi per vendere gioielli a donne sentimentalmente legate ad altre donne, entrambe legate alle sbarre di un letto in ferro battuto
Anche il regista, Enrico M., si è concesso un ruolo da protagonista, rivelando sul finale di avere intascato migliaia di dollari con un’idea che gli venne alle quattro del mattino di qualche anno fa, mentre non riusciva a prender sonno. In effetti l’intervento si intitolava “Guadagno on line, sogno o realtà?”: alcuni critici maligni dicono che stesse dormendo. Anche se fosse, cosa importa, siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni.
Quest’anno lo Iab Forum non ha presentato novità ecclatanti. Il social ormai è il social, il search era la search e il mobile mi vibra nel taschino. A tratti sembrava di essere al funerale di Steve Jobs. Persino i gadget avevano un che di grigio, insomma in un’immagine:
Iab Forum 2011, che
